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giovedì 5 maggio 2011
Le mani sulla città

dal sito www.dagospia.com
Edito da Edizioni Alegre e scritto da Daniele Nalbone, giornalista di Liberazione, e Paolo Berdini, Il libro "Le mani sulla città" (nelle librerie a partire dal prossimo 8 giugno) è un'analisi della Roma "transitata" da Veltroni e Alemanno e in piena corsa per le Olimpiadi del 2020.
Cosa c'è dietro l'abbattimento di Tor Bella Monaca? Chi guadagnerà dalle speculazioni dell'Eur? Chi sta spingendo per raddoppiare l'aeroporto Leonardo Da Vinci e costruire i porti di Fiumicino e Ostia?
In poche parole, qual è il modello di governance messo in piedi dall'amministrazione Alemanno? Un'amministrazione caratterizzata da legami a doppio filo non solo con i poteri forti, ma addirittura con l'estremismo di destra - dal quale proviene lo stesso Alemanno e uomini importanti della sua squadra.
Ecco alcuni stralci di ciò che sarà contenuto nel capitolo "Forchettoni Neri - la fascistopoli romana nell'epoca del camerata sindaco", curato da tal Caio Gregorio, nome evidentemente di fantasia di chi preferisce rimanere nell'anonimato.
Molto si è parlato di Stefano Andrini: condannato a suo tempo per il tentato omicidio di due giovani di sinistra picchiati selvaggiamente (era il 1989) insieme a una squadraccia di naziskin, viene arrestato nuovamente (1994) nel corso di scontri con militanti di sinistra dopo essersi avvicinato all'ex leader di Avanguardia Nazionale Stefano delle Chiaie, noto come "er caccola" per la non imponente statura.
STEFANO ANDRINI
Il cursus honorum di Delle Chiaie comprende la partecipazione alla fondazione di Ordine Nuovo e un discreto curriculum vitae al servizio di Pinochet e altri dittatori latinoamericani degli anni 70 e 80. Da Wikipedia: "(Delle Chiaie) ebbe coinvolgimenti con il regime di Augusto Pinochet in Cile partecipando alla Guerra Sporca e all'Operazione Condor per l'azzeramento dei dissidenti. Sempre in Sud America aiutò il dittatore Luis Garcia Meza Tejada a prendere il potere in Bolivia con un colpo di stato (1980).Il gruppo paramilitare che lì dirigeva assieme al neofascista Pierluigi Pagliai e al criminale nazista Klaus Barbie si autodefinì 'i fidanzati della morte' e fu responsabile di numerosi omicidi e torture contro esponenti politici e cittadini".
(...) L'amico dei vecchi 'fidanzati della morte' viene insediato nel 2009 sulla poltrona di amministratore delegato di Ama Servizi Ambientali nonostante le proteste dell'opposizione di cui Alemanno non si cura e che, comunque, finiscono presto. Andrini, infatti, sarà costretto a dimettersi non a causa del suo torbido passato ma per il suo coinvolgimento nella falsa candidatura di Nicola Di Girolamo, senatore "di proprietà" di Gennaro Mokbel e delle famiglie della ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. E il nome di Mokbel ricorre spesso quando si parla del sistema di potere romano impostosi dopo l'elezione del sindaco con la celtica al collo.
NICOLA DI GIROLAMO
(...) Giuseppe Dimitri, detto Peppe, classe 1956 (...) il 15 marzo del 1979 Dimitri partecipa con camerati come Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Alessandro Alibrandi e Livio Lai alla rapina di un'armeria, impresa che verrà rivendicata dai NAR. Il 27 novembre dello stesso anno, il camerata Peppe organizza e mette in atto un'altra rapina, questa volta ai danni della filiale della Chase Manhattan Bank del suo quartiere, l'Eur.
MOKBEL
Il bottino verrà affidato per il riciclaggio a Franco Giuseppucci, detto Er Fornaretto o Er Negro - Il Libanese della fiction Romanzo Criminale - uno di fondatori della Banda della Magliana, con cui Peppe è in ottimi rapporti. (...) Sbolliti i furori antisistema, nel 1994 il camerata Peppe si risciacqua a Fiuggi, aderisce ad Alleanza Nazionale e nel 2001 il suo vecchio amico Alemanno, diventato intanto ministro per le Politiche Agricole del secondo governo Berlusconi, nonostante il passato di terrorista e le aderenze con la Banda della Magliana, arruola Dimitri come consulente al suo Ministero, carica che ricoprirà fino al 2006 quando un banale incidente stradale metterà improvvisamente fine alla sua vita movimentata.
Altri nomi "caldi" che stanno mettendo in difficoltà il sindaco con la celtica al collo sono quelli di Antonio Lucarelli, ex portavoce di Forza Nuova e oggi capogabinetto di Alemanno, protagonista di strani giri d'affari "marca" Mokbel; Fabrizio Mottironi, ex leader di Terza Posizione e messo da Alemanno nel 2003 (quando allora era ministro delle Politiche Agricole) a capo di Buonitalia Spa; Riccardo Mancini, ingegnere honoris causa, "vicino" a Peppe Dimitri, Stefano Delle Chiaie, Adriano Tilgher, messo da Alemanno a capo di Eur Spa, il "centro" delle speculazioni in vista di Roma 2020.
STEFANO ANDRINI
Il cursus honorum di Delle Chiaie comprende la partecipazione alla fondazione di Ordine Nuovo e un discreto curriculum vitae al servizio di Pinochet e altri dittatori latinoamericani degli anni 70 e 80. Da Wikipedia: "(Delle Chiaie) ebbe coinvolgimenti con il regime di Augusto Pinochet in Cile partecipando alla Guerra Sporca e all'Operazione Condor per l'azzeramento dei dissidenti. Sempre in Sud America aiutò il dittatore Luis Garcia Meza Tejada a prendere il potere in Bolivia con un colpo di stato (1980).Il gruppo paramilitare che lì dirigeva assieme al neofascista Pierluigi Pagliai e al criminale nazista Klaus Barbie si autodefinì 'i fidanzati della morte' e fu responsabile di numerosi omicidi e torture contro esponenti politici e cittadini".
(...) L'amico dei vecchi 'fidanzati della morte' viene insediato nel 2009 sulla poltrona di amministratore delegato di Ama Servizi Ambientali nonostante le proteste dell'opposizione di cui Alemanno non si cura e che, comunque, finiscono presto. Andrini, infatti, sarà costretto a dimettersi non a causa del suo torbido passato ma per il suo coinvolgimento nella falsa candidatura di Nicola Di Girolamo, senatore "di proprietà" di Gennaro Mokbel e delle famiglie della ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. E il nome di Mokbel ricorre spesso quando si parla del sistema di potere romano impostosi dopo l'elezione del sindaco con la celtica al collo.
NICOLA DI GIROLAMO
(...) Giuseppe Dimitri, detto Peppe, classe 1956 (...) il 15 marzo del 1979 Dimitri partecipa con camerati come Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Alessandro Alibrandi e Livio Lai alla rapina di un'armeria, impresa che verrà rivendicata dai NAR. Il 27 novembre dello stesso anno, il camerata Peppe organizza e mette in atto un'altra rapina, questa volta ai danni della filiale della Chase Manhattan Bank del suo quartiere, l'Eur.
MOKBEL
Il bottino verrà affidato per il riciclaggio a Franco Giuseppucci, detto Er Fornaretto o Er Negro - Il Libanese della fiction Romanzo Criminale - uno di fondatori della Banda della Magliana, con cui Peppe è in ottimi rapporti. (...) Sbolliti i furori antisistema, nel 1994 il camerata Peppe si risciacqua a Fiuggi, aderisce ad Alleanza Nazionale e nel 2001 il suo vecchio amico Alemanno, diventato intanto ministro per le Politiche Agricole del secondo governo Berlusconi, nonostante il passato di terrorista e le aderenze con la Banda della Magliana, arruola Dimitri come consulente al suo Ministero, carica che ricoprirà fino al 2006 quando un banale incidente stradale metterà improvvisamente fine alla sua vita movimentata.
Altri nomi "caldi" che stanno mettendo in difficoltà il sindaco con la celtica al collo sono quelli di Antonio Lucarelli, ex portavoce di Forza Nuova e oggi capogabinetto di Alemanno, protagonista di strani giri d'affari "marca" Mokbel; Fabrizio Mottironi, ex leader di Terza Posizione e messo da Alemanno nel 2003 (quando allora era ministro delle Politiche Agricole) a capo di Buonitalia Spa; Riccardo Mancini, ingegnere honoris causa, "vicino" a Peppe Dimitri, Stefano Delle Chiaie, Adriano Tilgher, messo da Alemanno a capo di Eur Spa, il "centro" delle speculazioni in vista di Roma 2020.
martedì 3 maggio 2011
I libri? Spediamoli a scuola!
Mercoledì 4 maggio ore 14-18, Piazza Montecitorio, Roma
I LIBRI? SPEDIAMOLI A SCUOLA!
L’articolo 4 della nostra Costituzione dice che ogni cittadino ha il dovere di sostenere il “progresso materiale o spirituale della società”. Da tempo nella scuola italiana c’è poco spazio per i libri.
Oggi, con i tagli alla scuola pubblica, i libri diventeranno ancor di più un lusso che nessuno potrà concedersi. La scuola (dalla materna alle superiori) dovrebbe essere invece il luogo privilegiato per i libri. E dietro ai libri c’è il lavoro di molti: dagli autori agli editori, dai tipografi ai librai ai bibliotecari.
Per questo mercoledì 4 maggio dalle 14 alle 18 la Libreria Itinerante Ottimomassimo e la Sinnos Editrice saranno in Piazza Montecitorio, di fronte al Parlamento con l'iniziativa 'I libri? Spediamoli a scuola!'. Un'iniziativa della stessa casa editrice Sinnos e di Della Passarelli alla quale ho voluto dare il mio pieno e convinto contributo. Potremo così tutti diventare azionisti di una biblioteca scolastica della città e del resto in Italia e dare visibilità all'importanza dei libri e della lettura nelle nostre scuole. Partecipano all'evento Tulllio De Mauro, Prof. Emerito Università di Roma, la Fondazione Bellonci, Ernesto Ferrero, Anna Finocchiaro, capogruppo PD Senato, Riccardo Franco Levi, deputato PD e membro della Commissione Cultura, Anna Paola Concia, depuato PD, Walter Tocci, deputato PD, Roberto Della Seta, senatore PD, Maria Mussi Bollini, Capo struttura programmi bambini e ragazzi Rai, Achille Passoni, senatore PD, Vincenzo Vita, senatore PD e vice Presidente Commissione Cultura, Andrea Sarubbi, deputato PD, Maria Anna Madia, deputato PD, Emanuele Fiano, deputato PD, Vannino Chiti, senatore PD e vicepresidente del Senato e commissario regione Lazio PD, Manuela Ghizzoni, deputato PD, Federica Mogherini, deputata PD, Letizia della Torre, deputata PD, Maria Teresa Ferretti Rodari, Amara Lakous, giornalista e scrittore, David Riondino, attore e cantautore, Concita De Gregorio, Luisa Mattia, scrittrice, l’UNICEF, la Cooperativa Giannino Stoppani, la rivista Andersen, l'Associazione Culturale Hamelin, Lega Ambiente, Nati Per Leggere, Ibby Italia, Forum del Libro, l'ANPI e i "giovani per la Costituzione".
Info, aggiornamento adesioni al sito www.ilibrispediamoliascuola.it.
Paolo Masini
domenica 1 maggio 2011
Referendum, Celentano: “Questo voto è l’unico mezzo per sopravvivere, fidatevi”
Caro direttore, ma soprattutto cari STUDENTI, comunisti, fascisti, leghisti e operai costretti a lavorare nell’insicurezza.
Come avrete letto su tutte le prime pagine dei giornali, il governo non demorde. Continua, sfidando l’intelligenza anche di chi lo ha votato, nella sua DEMONIACA voglia di avvelenare gli italiani.
Gli unici che, fino a prova contraria, hanno saputo distinguersi da tutti gli altri popoli IMBECILLI per aver avuto, già 24 anni fa, la saggia intuizione di dire NO alla bevanda radioattiva che, in nome di quel “benessere” tanto sbandierato da Berlusconi, ti uccide in cambio di un voto contro la VITA.
Ma oggi purtroppo il pericolo radioattivo, e quindi di morte lenta e dolorosa, è di gran lunga maggiore di quanto è avvenuto in quegli anni. Che peso può avere oggi la saggezza degli italiani se poi chi ci governa fa dei discorsi cretini come quello che abbiamo ascoltato a Porta a Porta dal ministro Paolo Romani? “Innanzitutto essere nuclearisti – ha detto – non può essere definita una bestemmia. Lo sono tutti i più grandi paesi del mondo, l’America, la Russia, la Cina, il Giappone e tutti i paesi europei. L’unica grande potenza industriale che non ha il nucleare è solo l’Italia”. Come dire che, se la maggioranza dei paesi industriali vogliono suicidarsi, la logica vuole che chi non si suicida è un mascalzone. Purtroppo invece, caro ministro, essere nuclearisti non solo è una bestemmia, ma significa essere DEMENTI fin dalla nascita. La verità è che il vostro è un trucco per indebolire il referendum: senza il quesito del nucleare (e ora state tentando di far saltare anche quello sull’ACQUA), sperate che il LEGITTIMO IMPEDIMENTO non raggiunga il quorum. Stavolta credo che sarà proprio il governo a finire con “il quorum a pezzi”.
Non so come si pronuncerà la Cassazione. È a lei che spetta l’ultima parola per decidere se il quesito referendario è venuto meno o no. In ogni caso non si potrà fare a meno di andare a votare. Se non altro per non deludere quel MILIONE di persone che vede in Antonio Di Pietro l’unico vero combattente per la salute delle prossime generazioni. Perché di questo si tratta, cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Che Di Pietro stia cercando di salvarci dall’immane catastrofe lo si capirà prima di quanto si creda. La “Pubblica Ottusità” dei vari Romani, Sacconi, Quagliariello, Gasparri e Prestigiacomo ha quasi raggiunto il punto di non ritorno. E la NATURA, la cui pazienza è ormai a pezzi, non tarderà molto a darci i suoi nuovi segnali.
E a tal proposito voglio dire due parole non a Berlusconi, ormai in preda a uno stato confusionale, ma a ciò che è rimasto della sua COSCIENZA che, per meglio identificarla a chi legge la chiamerò con lo stesso nome del presidente del Consiglio, ma al femminile, poiché mi piace immaginare che la voce della coscienza abbia piuttosto i modi dolci e gentili di una bella figura femminile che non quelli rudi e maschili.
Cara Silvia, il fatto che tu sia inascoltata non significa che tu debba calare le braghe, scusa volevo dire la gonna, non so come sei vestita, non ha importanza; ma al governo c’è qualcuno di cui forse tu hai smarrito la fisionomia e che sta sbagliando tutto. Se tu lo molli si perde definitivamente e chi ci va di mezzo poi è la povera gente che lo ha votato. È il momento invece di alzare la voce e fargli capire come stanno le cose. Devi dirgli che gli italiani non sono così cretini… anche le formiche lo hanno capito che questa mossa di soprassedere sul nucleare non solo è una truffa ai danni di chi vuole VIVERE, ma serve soprattutto a tener fede a quel CONTRATTO di MORTE che Berlusconi ha firmato con Sarkozy per la costruzione di quattro nuove centrali NUCLEARI. Devi dirgli che non si può far gestire l’ACQUA ai privati. L’ACQUA è un bene comune, di tutti. Come si può pensare che, se io ho sete, devo pagare per bere? E poi devi dirgli che all’estero tutte le sue strategie risultano assai sospette, ridicole e soprattutto non chiare.
Cara Silvia, a tutti capita di dire qualche bugia, ma a fin di bene. Forse anche a te sarà capitato, o no?… Scusa dimenticavo, tu non puoi dire bugie… neanche a fin di bene… Il compito che ti è stato affidato, fin dai più remoti albori del mondo, è quello di dirci sempre la verità anche se noi continueremo a rifiutarla. Scusa, me l’ero scordato, per un attimo anch’io mi sono fatto prendere dalle puerili voglie di grandezza del mondo esterno…. Ora capisco perché fin dalla nascita il presidente del Consiglio ti ha ripudiata. Le bugie che lui dice infatti sono SPAVENTOSE e senza un minimo di pudore.
Vuol farci credere che lui davvero pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Vuol cambiare la Costituzione a furia di barzellette che non fanno ridere, ce l’ha coi magistrati che vogliono processarlo.
Le accuse su di lui non si contano ormai: magari è davvero innocente, però non lo sapremo mai. Lui continua a non presentarsi ai processi e non si accorge che i suoi elettori cominciano a farsi delle domande, a chiedersi se è giusto essere governati da un BUGIARDO. Certo, è difficile pensare che non lo sia, anche se il dubbio traspare lontanamente e subito svanisce di fronte all’ARROGANZA di tacere ciò che tutti si aspettavano da lui. Ossia, l’unica BUGIA che il Cavaliere avrebbe dovuto dire e che volutamente non ha detto per non condannare il malsano gesto di Lassini e i suoi TRISTI manifesti. Anzi ha fatto esattamente il contrario. Ha telefonato all’ATTACCHINO e gli ha espresso il suo pieno sostegno, naturalmente seguito a ruota dalla coppia Daniela Santanchè e Giorgio Straguadagno i quali, anche loro, gli hanno assicurato il voto nonostante il giusto aut aut del sindaco Moratti. Un gesto, quello della coppia “Daniela-Straguadagno”, da cui è chiaro il riferimento a possibili frizioni tra la Moratti e l’incantatore di serpenti. Lui è inafferrabile per i giudici che, a malapena, il massimo che hanno ottenuto è stato quello di portarlo fuori dal tribunale e non “DENTRO”, dove purtroppo non è possibile stabilire se i suoi comportamenti sono giusti o sbagliati.
Però, anche senza un tribunale, noi lo possiamo intuire dalle sue azioni. Come parla, come ride, come racconta le barzellette e soprattutto capire il motivo per cui le racconta. Capire cosa c’è dietro quella barzelletta raccontata con aria apparentemente ingenua e, cosa importante, dove è diretto l’amo che aggancerà la sua prossima vittima.
E la sua prossima vittima purtroppo sono ancora gli italiani. Da qualche parte ho letto che due signor “NESSUNO” TELECOMANDATI, come giustamente dice il cristallino Di Pietro, hanno presentato due emendamenti al regolamento della Rai in campagna elettorale, affinché tutto sia compiuto sul colossale SCIPPO perpetrato ai danni del referendum sul nucleare, nel caso la Cassazione vada contro la richiesta del governo, e si pronunci invece a favore della sua validità. Il primo emendamento consiste nel togliere alle tribune elettorali il 30% di spazio e darlo al “comitato per il non voto”, in modo da ridurre gli spazi promozionali per il Sì contro le CENTRALI ATOMICHE a un terzo. Il secondo vuole completare l’opera di devastazione facendo cominciare la campagna referendaria solo dopo le amministrative, anche qui per ridurre i tempi di dibattito che rimarrebbero di soli 12 giorni.
Come vedete non si tratta più di DESTRA o SINISTRA per capire che un uomo come Berlusconi non solo non può governare l’Italia, ma nessun paese. Al massimo lui e i suoi falsi trombettieri, come li chiama Travaglio, possono andar bene per una piccola TRIBU’, dove tutti quanti, raccolti intorno al capo, si nutrono a vicenda della loro stessa FALSITA’.
Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.
Contro il NUCLEARE
Contro la PRIVATIZZAZIONE dell’ACQUA
Contro il LEGITTIMO IMPEDIMENTO
da Il Fatto Quotidiano del 29 Aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
il fallimento del partito degli amministratori
Interessante nota di Michele Cardulli pubblicata sul suo profilo Facebook che cerco di sintetizzare
Uno sguardo alle amministrative.
“Il Pd, visto che in ogni Comune ha due o tre candidati contrapposti, vincerà comunque”.
Sembra un’esagerazione ma è una splendida fotografia della realtà. Non solo vi sfido a trovare uno schema di alleanza comune almeno nei comuni più importanti. Ma in realtà importanti abbiamo un pezzo di Pd schierato su un candidato, un altro pezzo su un altro. E quando restiamo uniti lo facciamo mettendo insieme coalizioni spesso impresentabili.
Succede in decine e decine di Comuni. Succede, come è del tutto evidente, nella più completa assenza degli organismi dirigenti regionali.
Ora, commissario Chiti, mi chiedo che senso abbia convocare la direzione regionale per ascoltare una inutile relazione del capogruppo Montino sulla bravura del gruppo Pd alla Pisana e non dire nulla sulle elezioni amministrative.
La verità, io credo, è che le elezioni amministrative sono state subappaltate al partito dei consiglieri regionali.
Il Pd è fatto così, inutile, nasconderlo. Del resto l’ho scritto tante volte. Una catena di comando che parte dai Comuni, nel caso romano dai municipi e si inerpica via salendo per i gradi della scala politica: assessori, consiglieri provinciali, regionali, parlamentari.
Il resto è folkore. Diciamolo chiaramente.
Proviamo a capire cosa succede nel PD laziale.
In un partito in cui la gestione del potere è essenzialmente funzionale al numero di amministratori che fanno capo a ciascuna delle bande in campo, le elezioni amministrative diventano non tanto il terreno di confronto democratico con il centro destra, ma la maniera per regolare i conti interni. E quindi la maggioranza tenta di cancellare gli avversari interni facendoli fuori fin dalla compilazione delle liste. E quando si esagera ecco che spuntano fuori i candidati sindaci alternativi.
La questione è sempre quella, la ricerca delle preferenze per continuare a legittimare il proprio potere personale.
Per questo, lo dico con orgoglio e, lo ammetto, anche un po’ di presunzione, ho chiesto nella scorsa legislatura di cambiare il sistema elettorale regionale trasformandolo in un maggioratario con collegi uninominali e primarie obbligatorie.
Non sarà la soluzione del problema, ma sicuramente almeno l'inizio della soluzione sta qua.
E ai tanti retori del rinnovamento dico ancora una volta che il rinnovamento non si fà in Parlamente, non si fa in Regione e in Provincia. Quando ti mettono un giovane in quei ruoli è solo per darti un contentino. Poi si scopre che il tal giovin deputato è figlio di tizio o fidanzato con sempronia. Il rinnovamento si fa nei circoli, nei municipi di Roma e nei Comuni del Lazio. Lì ci devono essere uomini liberi, altrimenti, come avviene in questo caso, la partita è persa.
Io temo, tanto ormai il ruolo di Cassandra del Pd del Lazio non me lo toglie nessuno, che questa volta saranno gli elettori a spazzarci via. E forse sarebbe anche giusto.
La situazione in Regione.
In tutto questo bailamme, ieri in serata, è stata approvata con l’astensione del gruppo del Pd (cinque presenti in aula, meno di un terzo del totale), una simpatica leggina sugli accreditamenti delle cliniche private e sulla trasformazione in Irccs della fondazione di Tor Vergata.
E’ materia complessa, per cui vado al sodo, prendendo a prestito le valutazioni di Giulia Rodano (Idv): “una vera e propria sanatoria, con tanto di norme ad hoc che consentono ad alcuni privati di derogare ai principi di riorganizzazione della rete che Renata Polverini ha imposto alla rete pubblica”.
Detto in parole ancora più semplici: nel pubblico si tagliano i posti nel letto, nel privato si potrà evitare. Se si fa il paio con le oltre 1.400 lettere di licenziamento mandate alcuni giorni fa da un noto imprenditore della sanità privata, Angelucci, il caso è risolto.
Da notare che quella del gruppo Angelucci è una tattica ormai nota: lo fa da sempre, almeno una volta a legislatura. Batte cassa, gli viene risposto picche, e allora ti manda due, trecento lavoratori sotto la Regione, un po’ di famiglie dei malati, batte la grancassa sui giornali di famiglia e poi spedisce qualche migliaio di lettere di licenziamento. Ha ceduto Storace, ha ceduto Marrazzo, ora cede anche la Polverini con una norma che si potrebbe definire “ad clinicam”. Noi ci asteniamo. Montino, che ad ogni seduta tuona sulle assenze della Polverini in aula quando si parla di sanità, è dato per disperso. In aula c’erano Mancini, D’Annibale, Dalia, Foschi e Perilli. Viene da chiedersi chi fosse lì per garantire il buon fine della legge e chi invece cercasse almeno di arginarne gli effetti. Vedete un po’ voi non è neanche troppo difficile. Basterebbe rendere pubblici i finanziamenti ricevuti per la campagna elettorale.
La vicenda, come è evidente, non c’entra nulla con le amministrative, ma rientra nello stesso modello di partito. In quale organismo dirigente si è discusso di questa legge? Almeno una telefonata a Chiti qualcuno l’avrà fatta?
La direzione romana
Ultima breve notazione sulla direzione romana. E’ arrivata ieri una simpatica convocazione per venerdì prossimo. Sono fortemente tentato di intervenire dicendo: “Salve vi trovo tutti un po’ invecchiati”. Dal congresso, infatti, è stata riunita una sola volta, pur essendo un organismo abbastanza snello, fatto di un centinaio di membri. Per le consuetudini del Pd il minimo indispensabile.
Leggo con curiosità l’ordine del giorno sperando di trovarci temi come la situazione dell’Atac, il sistema di aziende del campidoglio, la proposta di uscire dai Cda per non essere complici del disastro di Alemanno, sol per citarne alcuni. E invece trovo frasi vaghe da “verso la conferenza programmatica” a “iniziativa politica”. Insomma si preannuncia il solito esercizio di retorica, la solita passerella di poche decine di aficionados che usano il palchetto di Sant’Andrea delle Fratte per giustificare a loro stessi le ragioni della propria esistenza.
Ora, una cosa deve essere chiara: un partito come il nostro non può limitarsi a sit-in e fiaccolate. Mi è arrivato due giorni fa l’invito a un sit-in per il 20 maggio, per la serie “portamose avanti con il lavoro”.
Né possiamo permetterci un’altra conferenza programmatica finta, come quella dell’anno scorso, in cui invece di invitare esperti, intellettuali e forze sane di questa città a discutere insieme a noi, ci siamo divisi gli interventi in base alle percentuali congressuali.
Io vorrei un organismo dirigente romano che: intanto discutesse la linea politica del partito sui temi più rilevanti, insieme al gruppo comunale e non dopo; poi mettesse insieme un programma di appuntamenti che non siano le passerelle per capicorrente, capibanda. Né si può pensare a un partito dove a una segreteria pletorica viene sostituito una sorta di quadrumvirato (lascio a voi l'individuazione dei quadrumviri) a cui viene appaltata in esclusiva la “ciccia”, mentre gli altri fanno finta di esistere. E spesso ci riescono anche male.
Abbiamo nominato la direzione. Ci siamo anche inventati la funzione di presidente della direzione stessa, per accontentare di dalemiani di tipo A che mostravano segni di insofferenza. Bene, che venga convocata, che discuta e decida. Mica stiamo a smacchiare la pelle del giaguaro qua.
mercoledì 20 aprile 2011
martedì 15 marzo 2011
Incredibile scuola!
Qualche proposta in merito ?
Sono esterrefatta dell'iniziativa del Ministero dell'Istruzione (non più pubblica), dell'Università e della Ricerca scientifica che, insieme all'Ufficio scolastico regionale della Regione Lazio, ha organizzato una giornata per l'orientamento degli studenti delle classi quinte di tutta la Regione Lazio.
Detto così non ci sarebbe nulla da stupirsi, ma vorrei illustrarvi una serie di particolari non secondari dell'iniziativa in questione:
1) All'incontro, finanziato da quel Ministero che ha prodotto la cosiddetta Riforma Gelmini, con tagli e disastri all'Istruzione pubblica, sono invitate le Università pubbliche e...quelle private (Università Pontificie Romane)!
2) Questo finanziamento non è poca cosa, visto che gli studenti partecipanti, provenienti da tutto il Lazio, saranno 5000! Verrà loro offerto lo spostamento in pullman, gadget e il pranzo. (Stiamo parlando di 100 pulmann e 5000 pranzi, più i gadget)
3) Non è finita qui: perché i pullman? Perché il luogo dell'incontro è lontano da tutto: il Santuario del Divino Amore!
4) Anche il luogo dove si svolgerà il Convegno ne sottolinea l’intento: perché sia stato scelto proprio il santuario del Divino Amore è scritto chiaramente nella Circolare ministeriale inviata ai Presidi. Cito testualmente: "il Santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte. Oggi come ieri, il Santuario si offre a tutti - cattolici e di altra religione, credenti e non credenti, italiani e stranieri, tutti cittadini e pellegrini di Roma – come il traguardo di un viaggio notturno, passaggio umano denso di
difficoltà ma che si conclude nella luce del mattino. Il pellegrinaggio, lungo cammino attraverso la notte, è evocativo di un messaggio simbolico per i nostri giovani: la vita che viviamo e che costruiamo incontra momenti di buio e sforzo, soprattutto quando si affrontano scelte importanti, e la paura e l’incertezza si confrontano con il desiderio. Sono momenti che ci accomunano tutti nella ricerca interiore delle soluzioni, in un percorso di progressiva consapevolezza che ci consente di “sfondare la notte” nella luminosità del giorno che nasce."
5) Per finire: gli studenti verranno poi allietati da un musical della Star Rose Academy (Accademia di spettacolo fondata dalle Suore Orsoline) e infine potranno finalmente assistere alla messa celebrata dal Rettore della Pontificia Università Lateranense.
Cattolici e non: non vi sembra un gravissimo (e costosissimo) affronto alla concezione dell'Istruzione pubblica e laica? Possibile che dobbiamo offrire su un piatto d'argento una tale pubblicità alle Università private e cattoliche, soprattutto in un momento in cui la nostra Istruzione pubblica statale è stata colpita così duramente? Possibile che dobbiamo pagare tutto ciò, quando nelle scuole si "tira avanti" a fatica perché manca l'essenziale per il funzionamento?
Vi prego di diffondere e proporre qualche azione politica significativa (un'interrogazione parlamentare?)
Marta Sereni (Liceo Malpighi)
P.S. Per chi volesse sapere proprio tutto, il riferimento ufficiale lo trovate al seguente link:
sabato 26 febbraio 2011
Una capitale allo sbando
Una capitale allo sbando La capitale che avrebbe dovuto essere la più sicura del mondo, a tre anni dall’insediamento di una giunta di centrodestra che proprio sulla sicurezza ha vinto le elezioni, si scopre fragile e indifesa. Venerdì sera una ragazza di vent’anni è stata stuprata a pochi passi dal centro, in via dei Villini, zona di ambasciate e appartamenti costosi. La polizia l’ha trovata seminuda e sotto choc. La violenza sarebbe avvenuta nell’edificio (abbandonato) dell’ex ambasciata somala. E’ il terzo stupro in dieci giorni: il 15 febbraio una turista americana viene violentata in un sotterraneo del parco di Villa Borghese, il 18 febbraio una studentessa spagnola viene aggredita da due ragazzi nella centralissima Trinità dei Monti.
Il castello di sabbia di Alemanno si sgretola giorno dopo giorno. E pensare che fu proprio una sequenza di violenze sulle donne a portare alla vittoria elettorale il sindaco sceriffo. Una città insicura, poco illuminata e in preda ai clandestini e ai rom, l’aveva definita tre anni fa. Come se il problema degli stupri derivasse dalla presenza dei campi nomadi. E oggi, alla vigilia dei tre anni di mandato, cosa è cambiato? L’altro giorno, durante gli “Stati generali della città”, Alemanno ha decantato i dati sulla sicurezza, “in calo del 26 per cento, certificati da Questura e Prefettura”. Si è dimenticato di dire che quei dati in calo dipendono dal fatto che i cittadini denunciano sempre meno i reati.
Non solo: i sindacati di polizia sanno che molto spesso, per fare un favore alle statistiche, lo scippo o la rapina (che presuppongono una violenza sulla persona) vengono derubricati in furto. Ancora: i tanto amati (da B.) poliziotti di quartiere non esistono più: dopo averli formati ed equipaggiati, non ci sono i soldi per mandarli sul territorio. Così come non ci sono volanti sufficienti a compiere un’opera di prevenzione, e non solo di repressione. La Questura continua a compiere operazioni di facciata, come i cosiddetti pattuglioni antiprostituzione: raccolgono per strada sempre le stesse prostitute, le identificano e le lasciano andare (e quando le arrestano, perdono le cause di risarcimento danni).
Roma è una città completamente allo sbando, l’unica preoccupazione della giunta è sistemare amici e parenti, Alemanno non ha idea di come governare, di cosa fare e di come farlo. Si limita a recitare spot elettorali cui ormai non crede neanche lui stesso. Agevolato, va detto, dall’assoluta inconsistenza delle opposizioni.
giovedì 24 febbraio 2011
Alemanno, Roma 2020 e il Pd
La candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 è partita maluccio. La candidatura di Luca Cordero di Montezemolo come presidente del Comitato organizzatore della candidatura è sfumata due giorni fa, dopo essere stata data per certa nei giorni precedenti. Al suo posto è stato raccattato in fretta e furia Mario Pescante, uno che dove lo metti sta. Due nomi nel segno del rinnovamento, come si può ben capire. Montezemolo era stato presidente del Comitato Organizzatore dei Mondiali di Italia 90; Mario Pescante nel 2020 avrà 82 anni.
Reduce dall’essersi affidato a un candidato presidente di ripiego, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno (già uscito malconcio dalla bocciatura dell’idea di un Gp di Formula 1 all’Eur), ha adesso rivolto un appello al Pd affinché indichi un vicepresidente di suo gradimento. Una mossa il cui stile non ha bisogno d’essere commentato. Mancava solo che suonasse il campanaccio d’apertura del mercato delle vacche.
Mi auguro proprio che il Pd risponda al sindaco come merita: con una fragorosa pernacchia. Se lo scelga lui il vice. Dopodiché, si potrà anche parlare di Olimpiadi a Roma e della sottostante idea di città. Le cose che contano davvero.
mercoledì 23 febbraio 2011
Perché non ci ribelliamo
tratto dall'articolo di Massimo Fini pubblicato su Il Fatto Quotidiano
Schiumano rabbia ma non si ribellano. Perché? Le ragioni, secondo me, sono sostanzialmente due.
In questo Paese il più pulito ha la rogna. Quasi tutti hanno delle magagne nascoste, magari veniali, ma ce l’hanno. Non che sia gente in partenza disonesta. Ma, com’è noto, la mela marcia scaccia quella buona. Se “così fan tutti”, tanto vale che lo faccia anch’io. Così ragiona il cittadino. Per resistere a quel “tanto vale” ci vuole una corazza morale da santo o da martire o da masochista.
La seconda ragione sta in una mancanza di vitalità. Basterebbe una spallata di due giorni, come quella tunisina, una rivolta popolare disarmata ma violenta disposta a lasciare sul campo qualche morto per abbattere queste oligarchie, queste aristocrazie mascherate che, come i nobili di un tempo, si passano potere e privilegi di padre in figlio, senza nemmeno avere gli obblighi delle aristocrazie storiche. Ma in Tunisia l’età media è di 32 anni, da noi di 43. Siamo vecchi, siamo rassegnati, siamo disposti a farci tosare come pecore e comandare come asini al basto.
Solo una crisi economica cupissima potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi. Perché quando arriva la fame cessa il tempo delle chiacchiere e la parola passa alla violenza. La sacrosanta violenza popolare. Come abbiamo visto in Tunisia e in Egitto, come vediamo in Libia o in Bahrein (in culo al colossale Barnum del Circuito di Formula Uno, che è, in sé, uno schiaffo alla povera gente di quel mondo).
martedì 25 gennaio 2011
una smisurata violenza
" mi sono chiesta e mi chiedo e vi chiedo: per quanto tempo ancora staremo lì, incollati al video, ad assistere alla cerimonia del reciproco scannamento? Quante informazioni utili, quante riflessioni stimolanti passano da chi sta in studio a parlare, a noi che stiamo a casa a guardare? Quante volte qualcuno ci sorprende o ci fa capire qualcosa che non avevamo capito? E, d’altro canto, quanto ci lavora dentro e ci condizione il modello di aggressività continua che delibiamo 5 sere su 7? Non avete notato che tutti sono diventati più litigiosi? In fila allo sportello della banca, in macchina, per strada… partono subito gli insulti… tutti si guardano storto… tanto che se uno, una volta, ti sorride, non credi ai tuoi occhi e ti si illumina la giornata (mi è capitato, con un giovane carabiniere, a cui denunciavo d’aver smarrito la patente)… Non sarebbe ora di sottrarci al tormento del talk-show? Per prevenzione, per preservarci, prima che sia troppo tardi…" Lidia Ravera
venerdì 21 gennaio 2011
Spunta la lista dei raccomandati
Stralcio dell'articolo di Carlo Bonini su Repubblica.it
Dicono sia un tipo "metodico" Francesco Maria Orsi. Incline a scrivere, per non dimenticare. E questo spiega il tormento di molti, in queste ore, nel chiedersi se le prostitute e la cocaina di cui è accusato abbiano lasciato qualche traccia in qualche maledetta agenda, pezzo di carta, memoria elettronica di quelle sequestrate dalla Finanza.
È un fatto - e siamo solo all'inizio - che proprio da un suo computer cominci ora a saltar fuori un "file della questua". Un piccolo libro mastro della benevolenza che con il "decoro urbano", di cui il consigliere aveva la delega, nulla ha a che vedere. Che annota i nomi e i cognomi di trentaquattro postulanti, le loro preghiere e le ragioni per esaudirle. Trentaquattro nomi in cui brilla quello di Valentino Valentini, capo dell'ufficio del Presidente del Consiglio, consigliere speciale di Berlusconi per le relazioni estere, suo passe-partout nella Russia di Putin. Sul suo conto, Orsi annota: "Valentino Valentini (È dei nostri per via della fidanzata Roberta S. Chiesto aiuto per problema noto, ci farà sapere)".
.....usa parole chiare quando ha da sistemare un paio di cosucce che riguardano la partecipazione del Comune all'Expo 2010 di Shanghai, manifestazione per la quale è delegato dalla Giunta e a cui accompagnerà il sindaco Alemanno. Leggiamo: "Lorenzo Barbantini Scanni (Facciamolo lavorare con il comune così che sta buono. Fatte fare fatture per lavori per il padiglione di Shanghai)". Se la lingua italiana non inganna, Scanni, imprenditore nel settore comunicazioni, è un questuante fastidioso cui mollare un tozzo di pane. Coinvolgerlo nell'Expo è un modo per tacitarlo. Ma le fatture? Che significa, "fatte fare fatture per il padiglione?". Che Scanni ha lavorato davvero al padiglione, o ha solo preso delle "fatture"? Del resto, l'Expo è una manna anche per tale Michele Frese. Scrive Orsi: "Inseriamolo nel giro di Shanghai, amico di amici)". Come pure Valerio Garipoli, coordinatore dei giovani di "siAmo Roma". "Lo abbiamo messo all'Ice, per il momento".
Per molti questuanti non c'è bisogno di essere prolissi. Perché, in fondo, quel che chiedono appare cosa semplice. "Gemma Gesualdi (nostra)". "Daniela Bianchi (Richiesto e ottenuto patrocinio del Comune)". "Maurizio Marcelli (Richiesta sede per l'associazione Accademia Romanesca"). "Anna Patricelli e Giovanna Montali (Richiesta contributi per stato di indigenza sociale. 9 marzo chiamato segr. Nardi parlato con Patrizia Bernardini). "Alessandro Zaghini (Progetto cinema12 richiesto stanziamento di euro 50.000 per rassegna estiva a Casal Monastero). "Simona Vassallo (Chiede la possibilità cortesemente di entrare a lavorare nelle mense scolastiche (ostia, ostia antica e acilia). Ho inviato mail al dottor Quintiliani. OK FATTO". "Diego Pepe (Richiesti n. 2 biglietti per il festival del Cinema di Roma. OK FATTO"). "Antonio Maria La Salandra (Chiede il trasferimento dal corpo dei vigili di Foggia a quello di Roma. Ok FATTO)".
"Ok Fatto". "Ok Fatto". "Ok Fatto". Nella compiaciuta annotazione delle "pratiche" sbrigate c'è assonanza con antichi "contratti con gli italiani". In alcune di quelle ancora pendenti, come la riesumazione della "corsa delle quadrighe", l'ambizione di chi assapora la posta in palio. Che sia sentirsi padrone di Roma, o pilotare il lavoro degli uffici comunali. "Franco Calò (Progetto Vadis. Bisogna convincere Croppi (Umberto, assessore alle politiche culturali e alla comunicazione della prima giunta Alemanno ndr.) e poi saremo i nuovi imperatori di roma)". "Assunta Candidi (sono stati richiesti ulteriori contributi al gabinetto del sindaco. I servizi sociali dovranno presentare relazione positiva. In data 2.12 ho chiamato i servizi sociali, che mi hanno detto che il dottor Saverio Latella la stava predisponendo. Devono fare il tutto entro il 7.12)". "Alessandro Di Paolo (Richiesta da parte del Vice presidente delle Poste Italiane, dottor Nunzio Guglielmino, per la signora Lucia Iaboni. Dopo aver seguito la pratica passo passo la commissione valutativa ha bocciato la richiesta per ben due volte. La commissione rivaluterà tutto"). Ma, sì, "Ok. Fatto"
mercoledì 19 gennaio 2011
Bocciata" l'economia del Comune male conti e aziende, giù il rating

Articolo pubblicato sul Corriere.it
Fitch, l'agenzia internazionale di valutazione finanziaria abbassa da AA- a A+ il giudizio sul Campidoglio. I motivi? "Un persistente stress da liquidità per la debolezza del bilancio corrente e la crescita del debito anche delle aziende partecipate". Il neo assessore al Bilancio Carmine Lamanda: "Stimolo a intensificare il risanamento". Il Pd: "Si certifica il totale fallimento della gestione Alemanno"
venerdì 14 gennaio 2011
giovedì 13 gennaio 2011
Camerata Alemanno, bocciato!
dal blog di Carlo Cornaglia
Il sondaggio del Sol 24 Ore
sugli amministrator lo vede in coma:
posto settantatré… Il gladiatore,
partito per un gran rinnovamento,
dopo sol trenta mesi si ritrova
faccia a faccia col proprio fallimento:
ad ogni istante un’emergenza nuova,
la sicurezza è scarsa come prima
e come sempre il traffico è impazzito.
Il nepotismo, a una prima stima,
è stato il suo lavoro preferito
con la Trambus, l’Acea, l’Atac e l’Ama
invase da compagne, zie e cognati
di amici personal di dubbia fama,
vecchi squadristi, antichi camerati.
Per il futuro, mille pagherò:
due stadi per i team della città,
l’Olimpiade, il Gran Premio, i casinò,
la Disneyland della romanità.
Ma è tempo di rimpasto, grave è il caso:
cambieranno le bocche da sfamare
e si vorrebbe vice Bertolaso
poiché con le emergenze ci sa fare.
Chiamerebbe la moglie ed il cognato
e assolderebbe fior di brasiliane
che, sistemate una per mercato,
sconocchierebbero da sera a mane.
Ma, ahimé, chi a L’Aquila nel dopo sisma
ha in un amen risolto ogni malanno
non vuol Roma salvar dal cataclisma
dell’amministrazione di Alemanno.
La giusta direzione

Non sappiamo se la scelta del Caffè Letterario di Via Ostiense a Roma come “location” dell’incontro di oggi pomeriggio promosso da Pippo Civati e dai cosiddetti rottamatori – titolo: “La giusta direzione” – sia casuale oppure no. Coincidenza o contrappasso, noi però ricordiamo che questi stessi locali ospitavano anni fa gli studi di Nessuno tv, minuscola emittente “di sinistra” poi assorbita nella Red tv di Massimo D’Alema, che mesi fa ha chiuso a sua volta i battenti mandando a casa tutti quelli che ci lavoravano.
Come l’assemblea di novembre alla Stazione Leopolda a Firenze, anche questo appuntamento al Caffè Letterario è rivolto a coloro che credono nel progetto originale del Pd: partito riformista e popolare, innovatore, radicalmente diverso da ciò che c’era “prima”, nel secolo scorso.
A considerarlo oggi quel progetto sembra smarrito, quasi rimosso da un gruppo dirigente preoccupatissimo di cercare alleati da tutte le parti e invece disinteressato a dare testa e gambe all'intuizione orginaria da cui il Pd è nato, a credere prima di tutto in noi stessi. Questa crisi d’identità trova perfetta espressione nell'insofferenza di tanti dirigenti verso le primarie: mettere in discussione le primarie è come segare il ramo su cui siamo seduti, smentire la nostra ragione sociale fondativa che è nel mettersi alle spalle l’idea di partito novecentesca – gloriosa ma ormai archeologica – sostituendola con un partito degli elettori, di tutti i cittadini che di volta in volta lo scelgono.
Anche sul merito della sua proposta politica, culturale, programmatica, il Pd sembra incapace di offrire al paese posizioni chiare, autonome.
È così, con totale evidenza, sulla vicenda Fiat. Come tifosi davanti a una partita di cui abbiamo rinunciato ad essere attori, oscilliamo tra gli osanna a Marchionne, elevato al ruolo surreale di eroe riformista e “salvatore della patria”, e la nostalgia dei bei tempi andati della concertazione quando il conflitto sociale sembrava sepolto. E mentre il dibattito qui da noi resta immobile sull’alternativa tra il ricatto della Fiat – “o accettate le nostre condizioni o ce ne andiamo” – e il conservatorismo di chi considera un tabù qualsiasi ipotesi di riforma delle relazioni industriali, nel mondo chi ragiona sul futuro dell’automobile parla di tutt’altro. Qualche giorno fa, per esempio, il ministro dell’industria francesce Eric Besson ha utilizzato pubblicamente l’espressione «guerra economica» riferendosi ad un clamoroso caso di spionaggio industriale che vede coinvolta la Cina ai danni della Renault, la seconda casa automobilistica europea, e che ha per oggetto la ricerca sull’auto elettrica.
Ecco, toccherebbe proprio al Pd ricordare alla Fiat, ai sindacati, al governo che la priorità assoluta se si vuole dare un futuro all’auto prodotta in Italia, e dunque un futuro a chi lavora a Mirafiori e a Pomigliano, è puntare sull’innovazione tecnologica, sui motori ecologici che consumano e inquinano meno, come fanno da anni Renault e Volkswagen.
Toccherebbe al Pd dire che se a Mirafiori verranno prodotti, come sembra, Suv e Jeep con motori Chrisler – motori che hanno livelli di consumi e di emissioni inquinanti molto più alti dei pari-gamma europei – questo forse può convenire per qualche anno al Marchionne “americano” ma certamente non è nell’interesse di una Fiat che voglia restare italiana.
Di questo, anche di questo si parlerà oggi al Caffè Letterario: non per celebrare la nascita dell’ennesima corrente (ha ragione Matteo Renzi: Dio ce ne scampi), ma per dare un aiuto a rimettere in carreggiata tutto il nostro partito, a fargli ritrovare la “giusta direzione”.
Roberto Della Seta e Francesco Ferrante
domenica 9 gennaio 2011
SOSTENIBILITA' AMBIENTALE - Prodotti Post Consumo e Gestioni AMA
da newsletter di Alfredo Toppi
Temo che la cialtroneria non sia appannaggio della sola Classe dirigente romana, ma attenga, più in generale, gran parte della Classe dirigente di questo Paese. Questa sconfortante riflessione discende dalla lettura di un Atto banale, quale può essere la Deliberazione n. 94 della G.C. del 1 dicembre scorso "Modifica Convenzione con AMA S.p.A. per la disciplina delle attività riguardanti l'applicazione e la riscossione della tariffa per la gestione dei rifiuti urbani ai sensi dell'art. 49 del Dlgs 22/1997 per l'anno 2010".
Il fatto che a dicembre 2010 si modifichi una Convenzione per il decorso 2010 la dice lunga sullo stato confusionale totale in cui la Città e più in generale il Paese si trova.
Si ricorderà che la Corte Costituzionale si era espressa per la natura tributaria della Ta.Ri. (TIA1, a livello nazionale), assimilandola, errando, alla Tarsu. Infatti pochi (a cominciare dalle più alte Magistrature dello Stato) sembrano aver capito la "filosofia" sottesa all'introduzione della Tariffa rifiuti in sostituzione della Tassa rifiuti (sebbene siano passati 13 anni !). Infatti la Tariffa (sebbene ancora applicata "sperimentalmente" a Roma e quindi, sostanzialmente, in maniera poco dissimile dalla Tarsu) dovrebbe essere commisurata sulla quantità/qualità del rifiuto conferito dal singolo utente e non su parametri medi e/o mq e/o abitanti.
Quindi la Sentenza della Corte Costituzionale n. 238 del 24.07.2009 stabiliva (dopo 12 anni !) che la Tariffa aveva natura tributaria e quindi non era soggetta ad IVA (cioè che non si debbono pagare le tasse sulle tasse; e ci mancherebbe !); ciò con gran dabbenaggine di popolo, quasi che la restituzione collettiva di un balzello pluriennale, non la si sarebbe dovuta necessariamente compensare in qualche altro modo, comunque a carico di un Pantalone non diverso dal popolo stesso (a meno che non si consideri il Comune/lo Stato soggetto altro dall'insieme dei Cittadini).
Si ricorderà quindi, da una parte, la Del.ne G.C. n. 103 del 19.04.10 con cui il Comune approvava la Convenzione con l'AMA per il 2010 per l'applicazione e riscossione della Ta.Ri. in ossequio alla Sentenza, dall'altra, la lettura "pierina" del P.F. 2009 dell'AMA (e quindi della Ta.Ri. 2010) in chiave di "recupero occulto" dell'IVA da restituire (vedasi Info73).
Intanto Governo e Parlamento erano corsi ai ripari, interpretando, per via legislativa (D.L. 78/2010), che la natura della tariffa non è tributaria (ed è quindi soggetta ad IVA); l'imposizione IVA sulla Tariffa è stata quindi confermata dalla Circolare del M.E.F. 3/DF dell'11.11.10; ne discende che il Comune ha dovuto modificare la Convenzione vigente e ne desumo (dato che i bollettini AMA per il 2010 sono già stati inviati) che dovremo sobbarcarci il costo di un prossimo conguaglio. Quindi, sempre "pierinamente", alla fine temo che dovremo pagare due volte: prima, in maniera "occulta", l'IVA soppressa e poi, in maniera palese, l'IVA ripristinata.
Dalla lettura della Delibera G.C. 94/10 si apprende anche che il D.Lgs. n. 152 del 03.04.2006 (art. 238 !!) ha soppresso la TIA1 ed istituito la TIA2. Tuttavia, come sempre, in pratica nulla è cambiato poiché si attende (dopo quasi 5 anni) il relativo Regolamento attuativo.
Morale (se ne può essere tratta una):
a) le norme pare le facciano gli avvocati ad uso degli avvocati (e ce lo sapevamo);
b) a cosa servono gli Uffici legislativi ? (e non l'abbiamo mai saputo);
c) il potere giudiziario opera su tempi geologici (e ce lo sapevamo pure);
d) a che serve fare Leggi, buone o cattive, se per diventare attuative si debbono attendere Regolamenti che arrivano dopo un lustro, salvo proroghe (e ce lo siamo chiesto spesso);
e) ed i costi amministrativi/legali diretti ed indiretti, pubblici e privati di tutto questo armamentario a quanto ammontano (e non lo sapremo mai);
f) e con questa mentalità si vorrebbe, non dico restare in Europa, ma almeno risolvere la questione della monnezza di Napoli ?
E se lo Stato utilizzasse il gettito (o l'esenzione) dall'IVA sulla Tariffa rifiuti quale ulteriore incentivo/disincentivo economico (personale/collettivo-comunale) alle buone pratiche della raccolta differenziata, ecc. ? Saremmo in un altro Paese.
Riccardo Traversi
assessore all'ambiente Municipio XV
lunedì 20 dicembre 2010
IL MAGNA MAGNA DI ALE-MAGNO!
dal sito www.dagospia.com
1- LA PARENTOPOLI NELLE STANZE DEL SINDACO: DOPO I FIGLI DEL CAPOSCORTA SPUNTA ANCHE PAOLO SERAPIGLIA, LO STRETTO COLLABORATORE DI ALE-MAGNO ASSUNTO AD AMA
Alessandro Capponi ed Ernesto Menicucci per "Il Corriere della Sera - Roma"
Dal Comune all'Ama, e poi di nuovo al Comune come distaccato. È la brillante carriera di uno degli uomini vicini ad Alemanno, Paolo Serapiglia, ennesimo caso della Parentopoli che da settimane ormai, a Roma e non solo, è sulla bocca di tutti. Gianni Alemanno, in questi giorni, lo ha ripetuto spesso:
«Non mi occupo di assunzioni, se chiunque ha commesso a mia insaputa delle irregolarità dovrà lasciare l'incarico», è stata la giustificazione del sindaco di fronte allo scandalo di Parentopoli. E una volta, in riferimento a Dario Panzironi, figlio dell'ad dell'Ama che lavorava nella sua segreteria e poi è entrato ad Eur spa (società all' 80%del ministero del Tesoro, ma dove c'è come amministratore delegato Riccardo Mancini, uomo molto vicino al sindaco), Alemanno ha aggiunto: «Non posso sapere neppure quello che avviene nel mio gabinetto» .
Però, proprio nel suo stretto entourage emerge l'ennesimo caso di una storia - le assunzioni facili nelle aziende del Comune, per legami parentali, politici oppure per tutti e due - che sembra davvero senza fine. Serapiglia viene descritto come un «tecnico informatico» e, nello staff di Alemanno, è uno di quelli della «prima ora».
In Comune, infatti, entra praticamente subito, non appena si insedia la giunta. Il centrodestra vince le elezioni il 28 aprile 2008 e la delibera di assunzione di Serapiglia (la numero 120) è del 18 giugno: contratto a tempo determinato fino alla scadenza del mandato elettorale del sindaco, categoria D, posizione economica D1, stipendio annuale lordo 23.024 euro.
Serapiglia viene assunto, si legge nell'atto della giunta, nella «segreteria del sindaco per cooperare all'esercizio delle funzioni ad essa connesse» , ed è lo stesso Alemanno - con una nota del 5 giugno - ad aver «manifestato la volontà di avvalersi della collaborazione del sig. Paolo Serapiglia».
Un uomo di fiducia, evidentemente. Che, però, a novembre del 2009 - poco più di un anno dopo la sua assunzione a tempo determinato - fa le valigie. Per lui, infatti, si aprono le porte dell'Ama, gestita da Franco Panzironi, amico e sodale di Alemanno, segretario generale della sua fondazione Nuova Italia, nominato all'Unire quando il sindaco era ministro dell'Agricoltura.
Serapiglia, spiegano in Campidoglio, «è entrato dopo aver svolto una regolare selezione, perché all'azienda serviva quel tipo di professionalità». Sarà. In Ama, però, Serapiglia resta appena qualche mese, tanto era indispensabile la sua figura. Giusto il tempo di scavallare l'anno che, già nei primi mesi del 2010, da via Calderon de la Barca ritorna in Campidoglio, stavolta con la formula del «distacco aziendale» . E dove va a lavorare? Nel gabinetto del sindaco, naturalmente. Ma stavolta, con il contratto all'Ama garantito.
2- IL CAPO DELLA RIVOLTA DEI TASSISTI CONTRO VELTRONI ASSUNTO IN ATAC
Fabrizio Peronaci per "Il Corriere della Sera - Roma"
Parentopoli all'Atac, un nuovo caso fa discutere. Tre anni fa era in piazza come leader della protesta dei tassisti contro Veltroni: in quanto capo della Ciisa-taxi (nonché responsabile del Settore trasporti della Fiamma Tricolore di Rauti), si distinse come uno dei capipopolo (al fianco di Loreno Bittarelli, del 3570) nella battaglia contro la concessione di nuove licenze.
«Scorrerà molto sangue», minacciò nei giorni caldi della vertenza, poi esplosa in tumulti e blocchi stradali. Adesso Giuliano Falcioni, 34 anni, un tempo conducente di «Zara 31», è finito anche lui nella folta schiera della parentopoli all'Atac. E i consumatori insorgono.
«Dopo l'ex tassista diventato consigliere comunale, oggi apprendiamo che anche un altro ex tassista ha trovato un posto privilegiato nell'Atac - è il commento di Carlo Pileri, presidente dell'Adoc -Vorremmo capire quale sia l'orientamento del sindaco Alemanno, se vuole essere il sindaco dei romani, come più volte espresso in campagna elettorale, o il sindaco dei tassisti, dato che è sempre prodigo verso la categoria, si tratti di problemi professionali o personali».
TRASFERITO ALL'UFFICIO STAMPA - L'ex tassista è stato assunto dopo la vittoria di Alemanno inizialmente come autista e poi è stato trasferito al "piano nobile" dell'azienda: lavora nell'Area relazioni istituzionali e ufficio stampa dell'Atac, dove segue l'archiviazione degli articoli, la rassegna stampa mattutina, i contatti con le testate. Da una dura giornata di lavoro sull'auto bianca, insomma, a un posto fisso nello staff di professionisti più vicino alla direzione e alla presidenza dell'Atac.
NO ALL'AUMENTO DEI BIGLIETTI - L'Adoc coglie l'occasione per ribadire il suo secco «no» al ventilato aumento del biglietto dell'autobus a 1,5 euro. «Dopo i problemi della gestione Atac e le spese non sempre comprensibili realizzate dagli amministratori sembra paradossale aumentare del 50% il costo del biglietto - continua Pileri - considerati anche i bassi standard di efficienza (ritardi, sporcizia) del servizio. Se un biglietto costerà 50 centesimi in più, un abbonamento annuale, dal costo odierno di 230 euro, aumenterà molto probabilmente di oltre 60 euro».
3- ALEMANNO-MOLOTOV E QUEGLI 8 MESI IN CARCERE
Stefano Caselli per Il Fatto
Che Gianni Alemanno protesti contro la scarcerazione di tutti i fermati durante i disordini di Roma del 14 dicembre è comprensibile. È pur sempre il sindaco della città, e quei venti milioni di danni sono difficili da digerire. Lui nel 1990, quando ai margini della "Pantera" prendeva parte da destra alla protesta studentesca contro la riforma Ruberti, si limitava a tuonare contro "il portato tecnocratico e privatizzante della riforma sull'autonomia universitaria, che favorisce l'omologazione dei nostri atenei ai modelli economicistici pienamente funzionali al sistema neocapitalistico".
Ma forse - chissà - gli saranno tornati in mente anni più lontani, quando uscire di galera non era mica così facile. Nel maggio 1988 Alemanno fu eletto segretario nazionale del Fronte della Gioventù e ai cronisti tornarono subito in mente quegli otto mesi di carcere che il trentenne futuro sindaco di Roma si fece quando di anni ne aveva soltanto ventitré.
Correva l'anno 1982, il Muro di Berlino era ancora ben saldo e l'allora giovane militante del Msi, avuta notizia del colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia, espresse tutta la sua indignazione lanciando una molotov contro l'ambasciata dell'Unione Sovietica a Roma. Sarà poi prosciolto, ma a nessun magistrato venne in mente di scarcerarlo immediatamente; forse per via di quel precedente dell'anno prima.
Il 21 novembre 1981 Alemanno fu bloccato da due carabinieri di fronte al bar "La Gazzella" nel rione Castro Pretorio, assieme all'allora segretario del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna Sergio Mariani, per aver partecipato all'aggressione dello studente Dario D'Andrea di 23 anni.
Il gruppo di missini, giunto al bar con l'intento di aggredire D'Andrea, a causa della presenza dei militari, dovette accontentarsi di lanciare al suo indirizzo, colpendolo, una pesante spranga di ferro. Alemanno non riuscì a dileguarsi e finì dentro, rischiando l'imputazione di tentato omicidio.
Incidenti di gioventù, figli di un'epoca in cui la violenza politica era pane quotidiano per una buona fetta di quella generazione. Forse il sindaco ha a cuore che i giovani d'oggi non ripetano gli stessi errori. In fondo fu lui stesso, nel 1988, a dichiarare di aver imparato dal carcere "che la violenza deve essere assolutamente rigettata come mezzo di azione politica".
Rinunciare alla violenza sicuramente, evitare di scontrarsi con le oggi tanto amate forze dell'ordine, forse. Il 29 maggio 1989 Alemanno ci ricasca: assieme ad altri dodici militanti viene arrestato con l'accusa di "resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentativo di blocco di corteo ufficiale".
A Nettuno, infatti, è atteso il presidente degli Stati Uniti George Bush e al trentunenne segretario del Fronte della Gioventù, con il Muro di Berlino ancora in piedi seppur scricchiolante, gli Stati Uniti non vanno molto a genio. I giovani missini intendono impedire che il corteo presidenziale raggiunga il cimitero americano di Nettuno, visita ritenuta offensiva "alla memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori".
I cittadini di Nettuno, che attendono con ansia il presidente Usa, non la prendono granché bene, ma a disperdere i manifestanti ci pensano polizia e carabinieri. Questa volta Alemanno viene scarcerato dopo poche ore, non senza che l'organizzazione giovanile missina critichi con durezza l'operato delle forze dell'ordine, colpevoli di aver "aggredito brutalmente i manifestanti, colpendoli con calci e pugni, con la bandoliera usata come frusta fino a colpire alcuni giovani con le radio in dotazione".
Il giorno dopo, a Milano, si tiene un comizio in piazza Oberdan per esprimere solidarietà ai tredici camerati arrestati. Tra i relatori c'è il segretario regionale del Msi, Ignazio La Russa.
domenica 19 dicembre 2010
lo zio eschimese
"Fa talmente freddo che Alemanno ha assunto all’Atac un suo zio eschimese"
(Davide Rossi sul blog di Luttazzi)
domenica 12 dicembre 2010
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