"Il Pd, dal suo travagliato parto in poi, ha offerto altro. Innanzi tutto, un sostanziale messaggio di conservazione, del tutto contraddittorio rispetto allo spirito di un partito di sinistra, che dovrebbe fare del cambiamento la sua bandiera. Conservare la Costituzione è certamente un bene, perché racchiude valori tuttora validi. Ma non può essere un manifesto mobilitante, poiché, al di là dei grandi principi, si possono adeguare le forme alle esigenze di una moderna democrazia. E’ giusto conservare le tutele sociali, ma come si può pretendere di rispondere, con un vecchio Welfare che aiuta solo gli occupati, alle esigenze dei giovani che non trovano lavoro o lo trovano solo a un insostenibile costo di precarietà? Perché dare sempre l’impressione di opporsi a qualsiasi mutamento nella scuola, nell’università, negli uffici pubblici?
Non dice nulla, alla dirigenza Pd, il grande successo della trasmissione tv di Fazio e Saviano? Perché, nonostante un certo sdolcinato buonismo e l’abuso di retorica, tanti italiani si sentono rincuorati da chi gli dice che la criminalità organizzata può essere sconfitta, se non si ha paura; che i meritevoli, anche se poveri, possono aver successo e che il mutamento è possibile, solo se lo si vuole? Insomma, da chi ridà un sogno perduto al suo popolo e non crede che alla sinistra basti il cinismo di vincere le elezioni con qualsiasi alleato, a qualsiasi prezzo.
Ecco perché non c’entra nulla il riformismo o il radicalismo, il riferimento al cattolicesimo o al tardomarxismo, il gioco delle cordate correntizie o la voglia di sconfiggere il segretario di giornata. Gli elettori delle primarie fanno vincere Renzi, Vendola, Pisapia perché sono in cerca di figure che accendano una speranza di cambiamento e che offrano un progetto di futuro che riscaldi anche il cuore. Perché, nella politica di oggi, l’emozione conta come la ragione. Del resto, con tutti i limiti che conosciamo, non si può dimenticare che Veltroni, a Torino, nel famoso discorso al Lingotto, seppe far intravedere un programma accattivante, capace di attirare molto interesse, se non entusiasmo. Tanto è vero che il risultato elettorale fu tutt’altro che disprezzabile, pur scontando le delusioni di una travagliatissima esperienza governativa.
Nanni Moretti, circa dieci anni fa, preconizzava una sicura sconfitta elettorale del centrosinistra, se l’antenato del Pd non avesse radicalmente cambiato tutta la sua dirigenza. Sbagliava, perché non sempre è andata così. Ma aveva ragione quando pensava che quello schieramento avrebbe perso magari non i voti della sua gente, ma le loro anime."
Luigi La Spina su "La Stampa"
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